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Il direttore Giulio Colella
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 21/03/2009 @ 19:40:18, in Sport Rings, linkato 22389 volte)
Se c'è una cosa che non riesco ancora a capire in tanti anni di pratica di sport da combattimento è il perchè i professionisti degli sport a pieno contatto non indossano tutte le protezioni. Se lo chiedete agli esperti del settore vi risponderanno che non lo sanno oppure che è una questione di spettacolo, di business o altre.. o la solita frase: "è così da sempre...". Beh voglio anche comprendere alcune di queste motivazioni anche se non le condivido affatto, ma c'è ancora una cosa che non mi è chiara e non riesco a spiegarmi. Ragioniamo insieme.. Nel pugilato ad esempio i dilettanti indossano i guantoni, il paradenti, la conchiglia e il casco e i professionisti invece indossano le stesse cose tranne il casco. Bene, fin qui ci siamo?? E allora negli sport da ring, nel nostro caso ad esempio nella kickboxing, i dilettanti combattono con tutte le protezioni dalla testa ai piedi, e allora perchè i professionisti di kick invece combattono oltre senza casco anche senza parapiedi e paratibie?? Perché mettere i guantoni alle mani e invece ai piedi no??? Non vi sembra assurdo come sistema?? Se dovessimo essere coerenti con quello che facciamo allora i professionisti dovrebbero combattere anche senza protezioni alle mani. E' assurdo metterci i guantoni e non anche i parapiedi. Se voi pensate che un calcio è mediamente più devastante di un pugno del 300%, come è possibile che si lascino scopeti i piedi, e ancor di più le tibie. Una tibiata in faccia ad un' uomo "gli spegne le lampadine" per una settimana se non succede di peggio. A questo punto preferisco la Boxe Birmana in cui si combatte senza nessuna protezione. Noi però, con tutto il rispetto per la Birmania, dovremmo essere un paese civile.. Sapete la vita sportiva media di un Professionista di Muay Thai in Thailandia?? Ve lo dico io. Un thaiboxer in Thailandia si ritira verso i 25 anni al massimo.. sapete perché? Ha il corpo pieno di microfratture, fratture e lesioni gravi, non c’è la fa più.. le conseguenze dei nostri sbagli, miei cari lettori, si pagano prima o poi.. la maggior parte dei professionisti in vecchiaia, se è fortunatissimo, soffrirà solo di mille dolori, artrosi, ecc. ecc. Beh sembra che di questo argomento in Italia e all’estero non si interessi nessuno; di fronte al business non ci sono argomentazioni e denunce che tengano.. --- Articolo a cura di: Giulio Colella Direttore BOXEmore.com
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Di alien (del 14/03/2009 @ 11:42:47, in Kickboxing, linkato 574 volte)
"Si, ci sono. Me la sento!" oppure "Sono invincibile!" o la più famosa di tutte: "Sono IO il migliore! Nessuno può battermi". Quante volte ci siamo detti e ridetti queste frasi (o di simili) nella nostra mente? Quante volte ci siamo sentiti incitare all'angolo dal proprio coach? E' questo ciò di cui abbiamo realmente bisogno? Al lettore più critico certo non mancherà l'appunto del tipo: "Ma cosa c'entrano le prime righe con il titolo di questo post?". Infatti quelle parole sono delle premesse, che io reputo importanti perchè credo che siano il preludio di come ci si prepara (o purtroppo si crede di farlo) ad affrontare una sfida. Nello sport (in questo caso particolare mi riferisco ovviammente alla Kick) così come nella vita ci troviamo di fronte a sfide continue; questa considerazione è banale, ma non è banale domandarsi: "Come si affrontano le sfide?". Non basta essere coraggiosi o credere di esserlo per affrontare una sfida. Affrontare una sfida e basta non serve a niente; infatti anche una persona timida o codarda può affrontare una sfida: ne siamo tutti in grado! Basta volerlo. Il mettersi in discussione, lottare per qualcosa che si reputa importante, inseguire un sogno, va bene, ma ciò non significa che stiamo vincendo: la dfferenza la fa il risultato (per questo siamo incosciamente abituati a voler catalogare gli individui come “vincenti” e “perdenti”). L’autoconvinzione va bene perché per vincere bisogna essere ottimisti e crearsi una mentalità vincente, ma a questo ci si deve aggiungere l’intelligenza e l’umiltà: bisogna saper riconoscere i propri limiti e a capo chino allenarsi duramente per raggiungere i risultati sperati. Un altro errore, molto comune tra i novizi tra l’altro, è quello di cominciare con i buoni propositi per poi cadere nell’arroganza. Questo enorme giro di parole vorrei che fosse lo spunto per aiutare tutti a guardare dentro se stessi, riconsiderare i propri obiettivi e i propri limiti. Piccola parentesi: per limiti non intendo ne quella condizione dell’essere per la quale non è possibile migliorarsi ne tantomeno quelli che si studiano in Analisi Matematica 1; i limiti sono per me quella condizione momentanea dell’essere che può modifcarsi e rafforzarsi in ogni ambito solo se lo si vuole fortemente. Io non sono nessuno per indirizzare gli altri a migliorarsi, però spero di essere utile, mettendo a disposizione la mia modesta esperienza, nel trovare (o se vogliamo anche nel “ritrovare”) gli stimoli giusti e la convinzione necessaria. Non vorrei dilungarmi oltre visto i propositi di cui sopra, quindi arrivo al nocciolo della questione: nella vita, incuranti del pensiero degli altri, bisogna metterci il cuore in quello che si fa e in quello in cui si crede, perché qualunque sia lo scopo se esso è un qualcosa di positivo non può far altro che bene. Il cuore sta alla base di tutto! Certo chi ha coraggio ha una marcia in più ad affrontare le sfide (quotidiane), ma state pur certi che un coraggio senza cuore non fa un vincente Cuordileone… --- Articolo a cura di: Pietro "Alien" Ennio
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