L'incarico di arbitro di boxe richiede molta esperienza e alcuni pugili, terminata la carriera, sono tornati sui quadrato per mettere il loro talento al servizio della noble art. Talvolta, pero, le loro decisioni hanno dato luogo ad accese polemiche.
Se è vero che nessuno meglio
di un pugile sa valutare cosa realmente accade sul ring, va aggiunto che ci sono anche eccezioni che confermano questa regola.
Jersey Joe Walcott

Jersey Joe Walcott tiene lontano da Sonny Liston un
esultante Muhammad Alì nella prima ripresa del match
per il titolo mondiale del 25 maggio del 1965.
Per esempio, è passata alla storia
la confusione creata dall'arbitraggio di Jersey Joe Walcott in occasione del match che ha visto affrontarsi
a Lewiston, nel maggio del 1965, Muhammad Ali e Sonny Liston. Ancor oggi si discute su quanto sia effettivamente durato quell'incontro. Alla prima ripresa, Liston va
al tappeto per un colpo che pochi vedono, compreso probabilmente
lo stesso Walcott. Anche Ali sembra interdetto, tanto che comincia a gridare al rivale di alzarsi. A questo punto l'arbitro si disinteressa
di Liston e invece di contarlo
si preoccupa solo di tenere lontano Ali dall'avversario. Quest'ultimo impiega ventidue secondi per rimettersi in piedi, e questo senza che Walcott abbia valutato il tempo del suo knockdown. Solo in seguito l'arbitro si rivolge al cronometrista per avere ragguagli in merito, ma nel frattempo i due pugili hanno ripreso a combattere. Allora, fra
lo sconcerto generale, Walcott si interpone tra di loro per fermare l'incontro e comunicare la vittoria di Ali. Le inevitabili polemiche che seguono tale decisione dureranno molto a lungo, gettando un'ombra sulla legittimità della sfida.
James J.Jeffries
Jeffries vince il titolo mondiale
dei pesi massimi nel 1899, per poi ritirarsi imbattuto dal pugilato sei anni più tardi, per palese mancanza di avversari validi. Ha pero la
prete sa di scegliere il suo successore, nell'occasione impersonato da Marvin Hart, che ha appena sconfitto il temibile Jack Johnson. Cosi, proprio Jeffries organizza un match tra il suo protetto e l'ex campione dei massimi leggeri Jack Root, annunciando inoltre che
la sfida lo vedrà salire sul quadrato in qualità di arbitro. Spalleggiato in alcune decisioni da Jeffries, Hart riesce infine a mettere knockout
l' avversario, aggiudicandosi la corona dei massimi, ma molti giornalisti ritengono che l'incontro sia stato falsato dall'atteggiamento intimidatorio assunto dall'arbitro nei confronti di Root, costretto a moderare la propria aggressività.
Edward Smith
Edward Smith e uno dei pesi massimi più celebri degli anni Venti. Appesi quindi i guantoni al chiodo, porta alla ribalta del pugilato come arbitro. Fra l'altro, diventa protagonista del match per il
titolo dei massimi tra il detentore, Max Schmeling, e Jack Sharkey. L'incontro si tiene a New York
il 21 giugno del 1932 e, dopo quindici riprese, quasi tutti gli spettatori ritengono che l'atleta tedesco abbia vinto con un buon margine di punti. Peraltro, visto
che i giudici a bordo ring emettono verdetti contrastanti, spetta a Smith decidere chi fra i due boxeur è in vantaggio. II prescelto è Sharkey, ma il pubblico rumoreggia scontento, mentre il manager di Schmeling esclama: «Siamo stati derubati!».
Jack Dempsey
Diventato arbitro dopo il suo ritiro, Dempsey si fa notare in questo ruolo soprattutto per la sua
scarsa inclinazione a sbilanciarsi. È il caso di quando gli viene affidata, nel 1935, la direzione del terzo incontro tra i pesi welter Barney Ross e Jimmy McLarnin; Giudica infatti in parità ben sette dei
round affrontati da questi pugili, nonostante che, a parere unanime, McLarnin li abbia quasi tutti dominati. Nel 1952, poi, nel match tra i pesi massimi Ezzard Charles
e Rex Layne, decreta concluse
in parità otto riprese su dieci.
Jack Sharkey
Sharkey, invece, si rivela essere un ottimo arbitro e, nel 1958, dirige con autorità la durissima sfida per il titolo dei massimi leggeri tra il campione Archie Moore e il forte canadese Yvon DurelIe, sconfitto per knockout all'undicesimo round.