L'EVOLUZIONE DEL RING

Ai suoi albori, il pugilato moderno rappresentava uno degli intrattenimenti tipici delle fiere paesane. Per contenere la folla che accorreva ad assistervi, furono allora allestiti degli spazi delimitati da corde, antesignani dell'odierno ring.

Il pugilato ha sempre comportato dei movimenti di denaro, sia in termini di premi ai vincitori sia come spunto per scommesse.
I match tra professionisti divennero, inoltre, un'attrazione tipica delle fiere di paese e molti atleti accettavano di incrociare i pugni con abitanti locali.


Stampa che raffigura uno dei primi incontri di pugilato moderno. Intorno al ring di forma quadrata che
ospita i contendenti si assiepa in prima fila un pubblico composto da aristocratici, mentre il popolo
assiste al match da molto più lontano.


Arene improvvisate

Quando un boxeur arriva in un villaggio, raccoglieva il pubblico su un prato, chiedendo agli astanti di tenere in mana una corda e di formare un circolo (in inglese ring). II pugile gettava poi il proprio cappello all'interno di questa arena improvvisata, come gesto di sfida. Se qualcuno voleva combattere con lui faceva altrettanto, quindi, finito l'incontro, gli spettatori deponevano delle monete all'interno del ring in segno di apprezzamento. Ancora oggi, nel Regno Unito, la frase «Gettare il cappello nel ring» e sinonimo di accettazione di una sfida.

 

Nasce il termine "borsa"

Con il crescere di popolarità della boxe e l'afflusso di grandi quantità di spettatori, il ring fu delimitato da lunghi paletti di legno conficcati nel terreno e uniti da corde, che formavano un perimetro quadrato molto simile a quello attualmente in vigore. La borsa di denaro spettante al vincitore veniva quindi appesa a uno di questi paletti (da cui l'impiego del termine «borsa», tuttora in vigore, a indicare la somma destinata ai contendenti). Se il calare del buio o condizioni climatiche avverse rendevano impossibile la disputa del match, I paletti venivano estratti (to draw) dal terreno. Non è quindi un caso se ai giorni nostri il termine inglese draw viene impiegato in alcuni sport per indicare un risultato di sostanziale parità o indeterminabile.

 

La tribuna delle autorità

Presto, si diffuse l'abitudine di delimitare un secondo ring intorno a quello principale. II suo scopo era quello di ospitare l'arbitro dell'incontro, i secondi che assistevano i pugili, l'incaricato che teneva conto del progredire dei round e del tempo che trascorreva, nonché gli aristocratici che seguivano i combattimenti. Questi nobili amavano scommettere sui risultati finali e su altri dettagli, come, per esempio, chi avrebbe ferito l'avversario per primo. Per evitare l'ingresso del popolo e di persone non autorizzate in questa sorta di tribuna per le autorità, alcuni uomini robusti tenevano a bada i possibili intrusi con una frusta. Gli stessi burberi personaggi esigevano da ciascun spettatore qualche monetina, e la somma così raccolta andava al boxeur sconfitto. L'invito a partecipare a questa colletta era sottolineato da un leggero tocco con il manico della frusta elargito sul capo dei più "distratti".

 

Un sedile di fortuna

Gli unici che potevano entrare nel ring principale, oltre ai pugili, erano i loro secondi, denominati anche «portabottiglie» perché incaricati di fornire il proprio assistito d'acqua o di bevande alcoliche, destinate a dissetarlo o, se provato fisicamente, a rinfrancarlo, dandogli nuovo vigore. Un tempo, i secondi posavano un ginocchio a terra e piegavano l'altra gamba ad angolo retto, formando un sedile di fortuna su cui il loro atleta si riposava negli intervalli del match.

 

 

 

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