LUTTI SUL QUADRATO
Parte 2

L'emozione suscitata dalla tragica scomparsa di alcuni pugili, causata dai colpi ricevuti in combattimento, ha spesso messo in crisi la validità etica della boxe, ma il pubblico degli appassionati ha sempre sorretto con entusiasmo la noble art.

 

Griffith e Paret (1962)

Nel 1961, il pugile cubano Benny Paret si vede strappare il titolo mondiale dei pesi welter da Emile Griffith, ma lo riconquista cinque mesi più tardi. Entrambi i match sono molto combattuti, e quindi la terza sfida, prevista per il 24 marzo del 1962 al Madison Square Garden di New York, e estremamente attesa. Va aggiunto che tra i due avversari c'e una forte ostilità personale, che si acuisce quando Paret accusa d'omosessualità Griffith. Quest'ultimo inizia il combattimento in modo incerto e alla sesta ripresa e quasi sul punto di perdere l'incontro. Ripresosi, prende progressivamente il sopravvento e nel dodicesimo round martella di colpi il rivale, il quale si accascia infine al tappeto privo di sensi. Trasportato in ospedale, Paret spira dieci giorni dopo, senza mai aver ripreso conoscenza. Questa drammatica morte suscita polemiche e scalpore e un senatore americano propone addirittura nell'occasione di vietare il pugilato, ma la mozione viene respinta a grande maggioranza.

 

Ramos e Moore (1963)

n 21 marzo del 1963, salgono sul ring due atleti, impegnati in match diversi, che hanno già provocato la scomparsa di un avversario. Il primo e il già citato Griffith, che perde lo scettro dei welter per mana di Luis Rodriguez. L'altro e Ultiminio Ramos, il quale nel 1958 aveva mandato knockout Jose Blanco, poi morto in seguito ai danni cerebrali causati dai pugni ricevuti. Ora sfida Davey Moore per la corona dei pesi piuma, e tanta e la sua foga che presto il detentore si trova a mal partito. Poi, alla decima ripresa, Ramos atterra Moore che, cadendo, urta violentemente con la nuca una delle corde che delimitano il quadrato. Peraltro, il boxeur si rialza e continua l'incontro, ma il suo allenatore, Willie Ketchum, vedendolo confuso annuncia all'arbitro il ritiro del proprio assistito. Moore allora si irrita e appena tornato nello spogliatoio chiede che gli sia concessa una rivincita. Tuttavia, poco dopo entra in coma e due giorni dopo il suo cuore cessa di battere. I giornali parlano allora del pugilato in termini molto duri, accusandolo d'essere uno sport "barbaro".

 

Pintor e Owen (1980)

n gallese Johnny Owen e un peso gallo eccezionalmente alto e magro, tanto che viene soprannominato per la sua apparenza smunta e fragile "Matchstick Man" (ovvero "L'omino di Fiammiferi»). Sul ring, pero, sa farsi valere, e vince prima il titolo nazionale della sua categoria e poi quello britannico. A soli ventiquattro anni, conquista poi la corona del Commonwealth e quella europea. La sua grande occasione giunge il 19 settembre del 1980, a Los Angeles, quando affronta il messicano Lupe Pintor per la corona mondiale dei gallo. n match e abbastanza equilibrato fino al dodicesimo round, quando il campione, artefice di molte vittorie prima del limite, centra il gallese al mento. n conseguente knockout e fatale per Owen, che, entrato in coma, non si riprende più, morendo quarantasei giorni più tardi Per una tragica coincidenza, nel settembre di tre anni dopo, sullo stesso ring di Los Angels, Francisco Bejines subisce un altro fatale atterramento, che nel giro di tre giorni ne causa la scomparsa.

 

 

 

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